Giuseppe Pinelli

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Anarchik

 
Una scultura per Pinelli PDF Stampa E-mail

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È alla memoria attiva, la memoria come somma delle esperienze che hanno segnato la personalità individuale o l'immaginazione collettiva e che continuano perciò a influenzare i comportamenti dei singoli e dei gruppi sociali, che ci riferiamo quando diciamo che Giuseppe Pinelli e piazza Fontana sono e devono restare nella memoria di un'epoca e di un paese.

È a questo tipo di memoria che pensiamo quando promuoviamo iniziative come quella di installare in un luogo pubblico una scultura per ricordare Pinelli. Non intendiamo con questo commemorare l'amico e neppure "beatificare un martire". Lo lasciamo fare ad altri. Siamo invece convinti che vi sono episodi e figure che assumono un'importanza particolare nella memoria collettiva, che segnano un'impronta particolare nell'immaginazione sociale e il cui ricordo contribuisce alla coscienza delle persone libere.

 

Si dice che alcune morti pesano come montagne. Ebbene, la morte di Pinelli ha pesato molto. Perché essa si è trovata a essere simbolicamente centrale non solo a tutta la macchinazione connessa alla vicenda di piazza Fontana e a un lungo periodo di stragi di cui gli apparati statali sono risultati complici o conniventi, ma anche a un periodo importante della storia italiana ancor oggi coperto da misteri e depistaggi.

Ma il 12 e il 15 dicembre 1969 non sono già impressi nella memoria collettiva? Che senso ha dunque continuare a parlarne? Che il farlo abbia un senso, che si debba rafforzare il ricordo vero di quei fatti tanto lontani (e tanto vicini perché mai conclusi), che si debba rafforzare una memoria collettiva estremamente labile, ce lo dice l'intensità con cui l'intero mondo politico e i mass media (questa grande macchina di costruzione e ricostruzione del consenso) stanno lavorando per modificare il significato di quel ricordo, per capovolgerne addirittura la valenza. Ecco perché dobbiamo, anche simbolicamente, difendere la memoria di quel dicembre, oggi sfacciatamente manipolata per i più banali scopi elettorali da una politica tutta volta al recupero del consenso istituzionale e votata all'amnesia storica.

 

Elis Fraccaro, fabbro ferraio e artista veneziano, ha realizzato, per mantenere viva la memoria del ferroviere anarchico, una scultura in legno e ferro intitolata Monumento a Pinelli, attualmente installata in uno spazio privato a Milano e ora integrata da una seconda installazione intitolata Guerra e Pace. Domenica 26 ottobre 2008 alla Casa della Cultura di Milano (via Borgogna 3), alle ore 17, si terrà un primo incontro pubblico per lanciare l'idea di una collocazione pubblica dell'opera. Alla serata, cui partecipano Goffredo Fofi, Piero Scaramucci, Mimmo Franzinelli e Aldo Giannuli, coordinati da Luciano Lanza, sarà anche presentato il filmato inedito Il "malore attivo" dell'anarchico Pinelli, recentemente prodotto dagli studenti delle Scuole Civiche di Cinema di Milano.

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